Non siamo come le foglie

Una foglia che cade, scende lenta e danza nell’aria, m’infonde allegria. Si dice che muore. Non è vero. Non mi comunica nemmeno quelle convenzionali immagini di fragile precarietà di scolastica memoria. Cadendo, quella foglia si fonde con altra vita nel prato sottostante e si profonde in una gioia nuova, che non si vede. L’albero non l’ha respinta, nè tanto meno l’ha cacciata via, ma le ha detto che la luce per un po’ non ci sarà più, che tornerà presto e che lui ha bisogno di dormire. La foglia prende commiato e serena aspetta di rinascere, come mille altre, lì insieme a lei. La vita pulsa là sotto quel letto solidale di foglie. Pulsa una vita che non si vede. Pulsa la vita che conta di più, perché là sotto dovrà resistere, dovrà far tesoro dell’acqua o della neve che arriverà, se arriverà. Quella vita che non si vede è la più forte, la più bella. Quella vita laggiù, là sotto quel letto giallo di foglie, anonima, invisibile, ma alacre e indefessa più di quanto si possa immaginare, chiamata a conoscere il significato del sacrificio, a patire nell’oscurità e nel silenzio, a conoscere il senso più profondo e segreto dell’essere nell’umiltà di chi dà se stesso per la rinascita, è la più bella. Grazie a lei, tornata la luce, ce ne sarà un’altra, e poi altre ancora, mille, infinite altre. Quella vita è la più bella, perché il suo sacrificio e la sua tenacia sono stati umili e segreti, solidali e operosi. La nuova vita le sarà debitrice.

La foglia avrà un grazie quando il sacrificio, là sotto, là dove tutto patisce ma vive alacre nel silenzio, sarà finito.

Anche la vita di tanti di noi si svolge così? Sarebbe bello. Abbiamo luce e gioia, poi silenzio e patemi, poi, forse, altra luce. Dovremmo essere debitori a chi si sacrifica per noi. Dovremmo riconoscere la solidale premura altrui. Eppure … La nostra memoria spesso ha delle falle. Ci dimentichiamo di dire quel grazie che la foglia nuova in primavera dirà all’altra, scesa in autunno, danzando felice per lei. Non è una differenza da poco. Non siamo come le foglie. Se dicessimo quel grazie che costa così poco, ma vale così tanto, se ascoltassimo quel silenzio là sotto, se fossimo capaci di scendere anche noi là sotto quel vivace letto giallo, dove non c’è putredine e morte, ma vita vera, forse potremmo comprendere perché non siamo come le foglie e soprattutto perché non vogliamo esserlo.

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