Indovinello

Sembra che vada e venga. Ma è sempre lì in realtà. La chiamano in tanti modi. Ti prende quando non te l’aspetti. Se tu ti adeguassi alle convenzioni culturali, non la vorresti avere, ma, quando ti assale, con lei non stai poi così male. Sarà anche una malattia per qualcuno, ma riempie comunque dei vuoti, vuoti di affetto, vuoti di umanità, vuoti di amicizia, vuoti di spensieratezza, vuoti di giovialità, vuoti di socialità, vuoti di ilarità, vuoti di confidenza, vuoti di compagnia … vuoti di amore.

Prima la combattevo; adesso mi affido a lei. Mi lascio cullare da lei, nei pensieri, nelle parole, nelle pagine, nei libri, nella musica, nelle passeggiate, nelle pedalate. Sarà anche una malattia per qualcuno, ma senza di lei non avrei capito tanti arcani della vita, senza di lei non sarei quello che sono, senza di lei non avrei compreso il senso profondo di tanti comportamenti e atteggiamenti miei e altrui, senza di lei, in breve, sarei peggiore.

Lei mi culla come un bambino. Gioca con me. Nelle sue mani mi sento sicuro. È la mamma dell’adulto: se non ci fosse lei, la mia aggressività, quell’aggressività d’indole che da sempre nella mia vita va su e va giù, compare e scompare, mi avrebbe indotto tante volte nell’errore. Lei mi guida. Lei mi protegge.

Ogni tanto non mi fa dormire; ogni tanto mi induce a cambiare fianco sul letto. Fa la birichina. Ti fa vedere ciò che non vorresti, immaginare ciò che non vorresti, ambire a ciò che non vorresti, desiderare ciò che non vorresti. Ma tu sai che lei in quel momento sta scherzando con te.

Nel deserto dell’esistenza lei, così bistrattata da tutti, è per me una sicurezza. In questa fitta pienezza di vuoti senza di lei non sarei quello che sono.

Voi che la chiamate malattia, imparate piuttosto ad amarla, a capirla e a convivere con lei; ma soprattutto imparate a chiamarla con il suo nome.

La Signora in grigio

Una passeggiata mattutina tra la nebbia è una passeggiata tra odori di foglie cadute, lentamente marcescenti, che sulla ciclabile hanno creato un letto colorato, un letto di luce che ti guida, ti segna il cammino che si perde dove lei ti impedisce di vedere, ma che tu conosci bene. Passa uno che corre con le cuffie. Passa un altro con le cuffie pure lui. Nessuno parla. Attraverso la strada e dalla ciclabile di periferia salgo sul rivale del Montone. Sfreccia un ciclista con passamontagna sotto il casco. Passa una signora con un bel golden retriever, una macchia di luce potente nel grigio imperante. Passa un altro che corre. E poi ne passano altri due, un ragazzo e una ragazza, insieme silenziosi. E poi due che camminano veloci con gli occhi sul telefonino, silenti loro pure, ma attenti e vigili. Nessuno parla. Là davanti solo il golden retriever si vede ancora. Camminatori, corridori e ciclisti sono spariti nel nulla. Silenzio. Nessuno parla. Le microscopiche goccioline si accumulano sui capelli, sui vestiti, sui guanti, piano piano diventano gocce, e si depositano anche loro sulle foglie. Nessuno parla. La Signora in grigio avvolge tutto, ovatta tutto, zittisce tutti senza dare nessun ordine; quando lei comanda così dolcemente, il mondo è diverso, sembra più lento, più sereno, più riflessivo, … chissà? forse anche più buono. Sin da bambino ho sempre adorato questa nebbia e questo paesaggio della bassa padana di cui lei adesso è signora, da tutti silenziosamente rispettata. Questa notte ho sognato i miei cari che, silenti e felici, nella nebbia mi sorridevano. E ora li rivedo, li risento, grazie alla Signora in grigio che mi fa dialogare con loro. Questa notte ho sognato lei che nella nebbia mi accompagnava, mano nella mano. Sorrisi e silenzio e tanta gioia nel cuore. Grazie alla Signora in grigio ora non mi sento solo. E procedo.

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