“Una discesa è l’unica cosa veramente meritata della vita”

La frase, che spesso cito anche tra amici e conoscenti, può assumere diversi significati, ma uno tra questi è sicuramente più profondo e intenso di altri; la sua interpretazione fa riferimento a quelle erte, che sui pedali di una bici ci si trova ad affrontare sulle strade di montagna o di collina, erte che talvolta si studiano attentamente, oggi anche con l’aiuto della tecnologia.

La discesa, una gioia solo apparente perché è come una rosa, bella ma spinosa, richiede la salita: senza la salita la discesa non ha ragione di essere e perde il suo significato. Il semantema, l’unità base di significato della sua fittizia gioia, è la sofferenza, essa stessa fallace, perché paradossalmente amata e ricercata dal ciclista.

La discesa è il momento in cui si attua un’esperienza non facile a descriversi a chi non pratica questo sport, il momento in cui il corpo si libera, si rilassa, le membra si sciolgono di ciò di cui, per converso, inizia ad onerarsi la mente, in un ciclo senza sosta, nel quale la vita d’insieme del tutto spirituale, l’ineffabile armonia delle due entità, il corpo e la mente, non conosce attimo di tregua; non esiste in questo turbinio di esperienze opposte, ma armonicamente indissolubili, cosa che appunto sono una salita e una discesa, una soluzione di continuità; si tratta di un genere di esperienza in cui gioia e dolore, dolore e gioia si susseguono senza intermittenze. Questa frase da anni si ripete nella mia esistenza, come rimbombando tra le robuste pareti del Tempo, che non la vogliono lasciar fuggire, come ossessivamente rimbalzando tra le pareti di una gabbia, come una sorta di Eco condannata a ripeterne sempre l’ultima parola: vita … vita … vita … Ecco la ragione di queste pagine: una ragione tanto semplice – forse per qualcuno anche banale – ma una ragione sentita e spesso intensamente vissuta. Ecco, per l’appunto: le pagine di questo sito, gli articoli del blog intendono lasciare una traccia della strada in salita più bella che chiunque di noi possa intraprendere: la sua vita.

E se salita vera fu per il corpo preparato e allenato e per lo spirito che ne richiede e ne trae giovamento, solo la discesa potrà dirlo con la mente lucida, sempre per lo spirito. Per lo spirito del Tempo corpo e mente si mettono in gioco, l’uno con la fatica e il sacrificio, l’altra con la riflessione e il dialogo, in un’interazione incalzante di emozioni e commozioni, di fittizio e veridico, di ispirazioni e aspirazioni, in una condivisione convinta e leale anche, perché no?, di ossessioni e delusioni. Alla base di tutto questo un patto di fiducia tra chi scrive e chi legge occorre: solo il lettore che sa ascoltare, saprà, se lo desidera, anche leggere.

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