La risata

“Ho letto tanti libri sulla scrittura e ho partecipato a tanti corsi in presenza e on line, ma, quando mi metto davanti alla tastiera, non trovo il coraggio di scrivere e, se anche lo trovo, alla fine getto nel cestino tutto quanto ho appena scritto, convinto di aver prodotto un’emerita schifezza. Credo di avere come un blocco.”

“Non sei da psicoterapia. Tranquillo. Il tuo problema è facile da spiegare e, credo, anche comune. Hai imparato l’arte, ma non l’hai messa da parte.”

“Non ti seguo.”

“I corsi sono molto utili. Insegnano ad evitare gli errori, ma hanno un difetto. Pretendono di presentare come norme e regole situazioni molto più fluide e indefinibili di quanto tu possa pensare. Occorre pazienza. E occorre anche sbagliare, perché, mai come qui, sbagliando s’impara.”

“Tu hai sbagliato?”

“Sì. E qualcosa ho imparato. Almeno credo. Ma parlami di te. M’interessa capire meglio il tuo problema.”

“Tre giorni fa ho scritto un racconto. Poi uno mi ha detto che è melenso e prolisso. Un altro che è troppo lento. Un altro che addirittura è troppo scarno, cioè il contrario.”

“Ecco, ti sei dato la risposta da solo.”

“Cioè?”

“Che bisogno avevi di chiedere pareri? I pareri dipendono dalla situazione più originale che possa esistere nella mente del lettore: la sensibilità. Ognuno di noi è sensibile a qualcosa e nessuno di noi ha la stessa sensibilità di un altro.”

“Dunque devo scrivere e pubblicare.”

“Almeno provare. Dimmi, che cosa avevi scritto?”

“Un racconto di un bambino con l’adolescenza molto difficile che finisce nel giro dello spaccio e a un certo punto si trova in un istituto minorile, dove, per la prima volta nella vita, conosce il senso dell’amicizia e la voglia di riscatto. Un racconto fondato su questa specie di paradosso: trovare l’amicizia nel posto più improbabile e riuscire anche a riscattarsi.”

“Ho capito. Hai sentito il bisogno di comunicare un sentimento molto forte. Ma non a tutti il racconto è piaciuto. Hai provato a partecipare a un concorso? Anche lì è fortuna. Dipende da quale sensibilità incontri nelle persone della commissione. Sapessi … Ho smesso di farne parte proprio perché quello che pensavo io era quasi sempre diametralmente opposto a quello che sostenevano altri. Ma il gioco della fortuna merita di essere tentato.”

“Non ho mai provato.”

“Prova. Ma dimmi! Perché scrivi?”

“Per divertirmi.”

“Ma è bellissimo quello che hai detto. E allora divertiti in un concorso. Quale divertimento più bello esiste del fare una scommessa?”

“Scrivere è una scommessa?”

“Dopo. Prima è un divertimento. Se non è un divertimento, non serve a niente. E se ti diverti a scrivere, sei già sulla strada giusta.”

“E allora? Cosa mi consigli?”

“Mandami quel racconto. Se ti sei divertito tu a scriverlo, non vedo perché non mi possa divertire io a leggerlo.”

“Alla fine allora saremo in due ad esserci divertiti.”

“Giusto.”

“E poi?”

“E poi? E poi cosa fanno due che si divertono?”

“Mah, non saprei. Forse fanno una risata.”

“Lasciati abbracciare.”

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