Due famiglie, un problema … e un capolavoro letterario

Tra i consigli che capita di dare a giovani che vogliono iniziare a scrivere e raccontare qualcosa vi è quello, tanto convenzionale quanto stupido, di dover per forza creare una tensione tra i personaggi. Sbagliato. La tensione non la deve creare l’autore. Se proprio necessario, si genererà da sé. Lo dimostra bene La cena di Herman Koch, senza dubbio una delle penne migliori attualmente in attività in Europa, che si gioca proprio su questa tensione che è sempre nell’aria, ma solo in parvenza. Due fratelli, dal destino diverso, uno insegnante, l’altro politico, uno più impulsivo e sanguigno, l’altro più calcolatore, e le rispettive mogli, con le quali il primo ha un rapporto più schietto, in cui litigi e riconciliazioni si susseguono come nella vita di tante coppie, l’altro invece è come se si accontentasse di una bella presenza al proprio fianco, da rappresentanza ufficiale, anche in un’occasione informale come una cena in famiglia con il fratello. I due caratteri sembrano in tensione, ma qualcosa accomuna i due uomini: i loro figli hanno malmenato a morte una donna senza fissa dimora che dormiva in una cabina telefonica, sono stati ripresi da telecamere, ma non possono essere chiaramente identificati, finché non arriva un nuovo filmato postato in rete. Allora scatta il meccanismo difensivo: sono i nostri figli e vanno protetti, per l’uno perché sente il bisogno di ricomporre il clima in una famiglia in difficoltà, per l’altro perché è candidato alla carica di nuovo primo ministro. E questo unisce tacitamente le quattro persone in una serie di complessi linguaggi in codice, perché tutte sanno, ma nessuna sa quanto conosce l’altra. Un romanzo psicologico a tutti gli effetti, in cui l’architettura della narrazione, scandita dalle fasi della cena che sono le parti del libro, da Aperitivo a Mancia, determina un groviglio di andirivieni nel tempo, in cui solo la maestria tecnica di un buon prosatore non lascia smarrire il lettore.

Herman Koch, La cena, Neri Pozza, Vicenza 2010

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