Passato che non passa

Ogni tanto senti bisogno di serenità. Leggere un post di fb in cui un amico di Bologna, un ragazzo giovane, si dichiara entusiasta dopo la visione di un film sulle atrocità commesse dai comunisti nella parte da loro occupata della Germania mi ha toccato le corde del cuore e mi ha nesso nella necessità, come dire, di registrare meglio la mira.

“Bravo! Sono molto contento che tu abbia visto quel film. Ma mi sento di dirti anche qualcosa. Non te le prendere. Ascoltami bene. Ma soprattutto, prima di tirare le tue conclusioni, leggi e rileggi più volte quello che ti ho scritto qui sotto.

Bisogna ad un certo punto capire dove passa la ‘linea di separazione’ tra la storia e la politica. I comunisti hanno inchiodato alla porta di casa dopo averlo scorticato vivo uno zio di mio babbo a Piangipane, qui nella campagna vicino a Ravenna, dopo che gli avevano ammazzato la moglie, sparandole alla schiena, mentre in bicicletta su una strada di campagna tornava a casa. Grande atto di eroismo saltare fuori da un fosso e sparare alle spalle ad una donna! Ebbene quel prode oggi è ancora vivo, ha 93 anni, ha la medaglia d’oro e con il suo petto di decorazioni è stato per anni in prima fila a tutte le celebrazioni in piazza. A lui fu detto di scrivere la storia, non ai vinti. Cosa dovrei dire io dopo aver sentito per anni parlare solo di odio politico in casa? Per anni ho sentito solo la parola “vendetta” e “verrà un giorno …” Poi ho deciso di laurearmi in storia e di mettermi sui libri, di documentarmi e farmi un’idea quanto più possibile serena dei fatti. Mi sono messo in politica nella destra nazionale come mio babbo e come mio nonno, che di storia e politica hanno sempre fatto un unicum di odio vendicativo, avendone tutte le ragioni e giurando addirittura odio al comunismo, come Annibale lo aveva giurato a Roma nelle mani del padre. Per anni neanch’io sono riuscito a separare le due cose: una era come la radice inestirpabile dell’altra. Poi, ma dopo anni e anni oggi a 54 anni posso finalmente dire di essere riuscito a vedere le cose con un occhio meno accecato da quell’odio aspro e arcigno, in cui sono vissuto immerso per tanto tempo, e con maggiore disincanto. Basta! affrontiamo le cose con lo spirito con cui è giusto che siano affrontate. Cessiamo ogni acrimonia e cerchiamo di guardare avanti e non indietro. Il passato è la nostra memoria ed è giusto studiarlo, non tirarlo per la giacca a destra o a sinistra secondo l’opportunità del momento. Hai fatto bene a vedere “Linea di separazione”; è un bel film. Ma non cadiamo nella trappola, portando in politica questi argomenti. Mia mamma ha perso anche lei uno zio a Zara, in Dalmazia: lo presero da casa di notte i partigiani ed è stato visto andare verso una spiaggia in una fila di persone con le mani sulla testa: molto probabilmente fu annegato per il solo errore di essere italiano; non era né un politico, né un militare; era un titolare di un magazzino di sementi; gli italiani là, dove non c’erano le foibe, venivano portati al largo e buttati in mare; di molti di loro non si è più avuto notizia. Questi argomenti fanno parte della storia ed è giusto che le testimonianze restino ben incise negli annali della documentazione, anche se qualcuno ha fatto e fa di tutto perché si cancellino. Oggi, però, e te lo dico da persona che condivide lo stesso cammino politico che tu hai scelto, dopo tanti anni cè bisogno dell’impegno politico per ben altre cose e su ben altri obiettivi. MI rendo contro che il tempo di solito è la medicina migliore; ma questo, no dimentichiamolo, non è un tempo qualsiasi, è purtroppo il “passato che non passa”, perché le divisioni che ha creato sono fortemente impresse nelle coscienze attraverso il passaggio delle generazioni. Siamo alla terza e ancora si sentono refoli di nostalgia per l’orrore dei totalitarismi, da una parte come dall’altra. Lasciamo tutto allo storico. Del politico c’è bisogno per ben altro! Eccome se c’è bisogno!

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