Tutti per uno, uno per tutti

 

Olim humani artus, cum ventrem otiosum cernerent, ab eo discordarunt, conspiraruntque ne manus ad os cibum ferrent, nec os acciperet datum, nec dentes conficerent. At dum ventrem domare volunt, ipsi quoque defecerunt, totumque corpus ad extremam tabem venit: inde apparuit ventris haud segne ministerium esse, eumque acceptos cibos per omnia membra disserere, et cum eo in gratiam redierunt. (Livio 2 32)
(Un tempo le membra del corpo umano, notato il ventre ozioso, si ribellarono contro di lui e cospirarono, perché le mani non portassero il cibo alla bocca, né la bocca ricevesse ciò che le era dato, né i denti lo masticassero. Ma, mentre volevano domare il ventre, anche loro stesse deperirono e tutto quanto il corpo giunse all’estrema rovina: fu allora chiaro che il servizio del ventre non era affatto pigro e che questo distribuiva i cibi ricevuti per tutte le membra; e così tornarono in grazia con lui.)
Quello della disoccupazione intellettuale è un problema enorme per una società in cui le politiche del diritto allo studio e del benessere generale portano quasi tutti i giovani all’università. Nel nord Europa da tempo si riflette su queste dinamiche e sulle loro conseguenze. Noi iniziamo solo un po’ più tardi. La pubblicazione delle foto dei tedeschi che abbracciavano i siriani nelle stazioni e alle frontiere avvenne una settimana dopo la dichiarazione dei governatori dei Länder che facevano notare al governo nazionale come la “grande fabbrica d’Europa” non sarebbe potuta restare mai in piedi senza manodopera importata in un contesto sociale in cui i tedeschi fanno pochi figli o non ne fanno addirittura e quei pochi vanno tutti all’università. Una società completa è quella che riempie tutte le caselle e l’apologo di Menenio Agrippa, che voleva far capire ai rappresentanti delle classi popolari ritiratisi sull’Aventino l’importanza della loro presenza nei luoghi della politica, resta una pagina di grande attualità: chi si scanna contro lo ius soli e non fa almeno tre figli (se da due ne nasce uno, si cala; se da due ne nascono due, si resta uguali, se da due ne nascono tre, si cresce: è abbastanza evidente), chi si scanna contro lo ius soli e non rinuncia ad un minuto del suo tempo per occuparsi di un genitore anziano demandando tutto a persone straniere, chi si scanna contro lo ius soli e deve ricorrere all’operaio straniero, perché in casa sua tutti studiano all’università e nessuno sa sostituire una lampadina, tutte queste persone dovrebbero solo fare una riflessione: all’impero romano occorsero due secoli di benessere per cambiare i connotati germanizzandosi nelle strutture militari e orientalizzandosi in quelle culturali e religiose; a noi basterà molto meno. Le classi in cui studiano i nostri figli sono già delle realtà enormemente diverse e più varie dal punto di vista etnico rispetto solo a quelle di 15 anni fa. I cicli storici sono sempre gli stessi nei secoli; quello che sta cambiando è il ritmo in cui avvengono i mutamenti, che è troppo veloce per le capacità di reazione e di assorbimento del nostro vecchio e decadente, ma anche ricco e benestante mondo. Ci stiamo leccando ferite che ci siamo fatti da soli e non sappiamo guardare oltre la punta del nostro naso. C’è tutto un mondo oltre quella punta, un mondo che va conosciuto, che va capito, anche combattuto e non accettato qualche volta; per l’avversario contro cui si combatte si vince solo se lo conosce e se si conoscono le armi con cui combatte. E se queste prevedono la demografia, bisognerà rispondere con la demografia. Qualcuno intenderà queste righe come animate da una sorta di cupio dissolvi, ma oggettivamente non vedo alternative concretamente sostenibili.

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