“Quattro libri al mese”

Ho comprato in pochi giorni circa una ventina di libri, soprattutto di storia, ma anche narrativa, saggistica, per l’estate. In fondo è questa la parte più importante del lavoro di un insegnante: studiare e leggere sempre. Un quarto di secolo in classe insegna che la serenità nel fare lezione viene solo dalla padronanza della materia in tutti i suoi aspetti, dalla capacità di allargare le visuali di interpretazione dei testi ai contesti più diversi, dalla disponibilità a creare nella tua mente quella multimedialità e quell’ipertestualità che nessuna macchina potrà mai parimenti raggiungere, ma anche dalla cosa più semplice di tutte, da quella così semplice da essere quasi spudoratamente umile: la passione di imparare e conoscere, anche per te stesso e il tuo lavoro, ma soprattutto per gli altri, per gli studenti che di te hanno bisogno e che nella tua sicurezza – non ostentata ma auspicabilmente disinvolta e naturale – potrebbero trovare anche un vincastro alle proprie incertezze. Ogni tanto succede. Non illudetevi che capiti spesso, ma posso garantirvi che capita. E per questo, quanto meno, ci provo.
A tal riguardo, mi si è impressa indelebilmente nella memoria una frase che mi disse un giorno il professore con cui ho collaborato all’università per quasi otto anni, occupandomi di forme di eversione sui mari in epoca romana e dei relativi sistemi di controllo. Ricordo quel momento come fosse ieri. Eravamo nella sala dottorandi e ricercatori del dipartimento di Storia antica dell’università di Bologna. Lui passò di lì diretto al suo studio, dopo aver fatto lezione in aula Quinta. Mi vide leggere un saggio di Salvatore Bono sulle marinerie barbaresche nel Mediterraneo di epoca moderna e, decisamente sorpreso in quel contesto, si sedette di fronte a me e sorridendo mi disse: “Sei un vero divoratore di libri; ho visto pochi leggere a 360 gradi come te; fai bene; chi non legge almeno quattro libri al mese non dovrebbe avere nessun diritto di sedere su una cattedra. Ma tu ci arrivi a quattro libri al mese?”. Fu una battuta, ben inteso; eppure, se queste parole mi si sono impresse così nella mente e così tenacemente resistono negli anni, c’è il suo perché.

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