Damnatio memoriae

Pillole da lettura. L’antica Roma era molto avanti anche in questo: nelle strategie politiche il modo migliore per colpire un avversario non era parlar male di lui o farci ironia sopra, ma non parlarne proprio, dimenticarlo, lasciarlo marcire lentamente e senza scrupoli di sorta nel dimenticatoio. Così gli si faceva il vuoto attorno, anche se già trapassato con la “damnatio memoriae”. La filosofia del “passa oltre e non degnarlo di uno sguardo” allora premiava. La lettura di alcune pagine dell’epistolario ciceroniano fa capire come la famiglie potenti del Senato, se solo volessero, riuscissero ad essere metodiche e sistematiche nel portare avanti questa sottile e poco visibile guerra psicologica, fatta di cenni e di occhiate e che richiedeva, per vincere e dominare, silenzio, condivisione di poche parole chiave facili da imparare e memorizzare, frasi quasi in codice e fedeltà assoluta alla causa. E l’avversario in poco tempo diventava un nulla e scompariva dalla memoria. Che i grandi poteri della Storia si siano costruiti anche così? mettendo cioè il lettore, il ricercatore, lo storico nell’assoluta impossibilità di capire come, con un enorme castello di indizi, ma nella totale mancanza di prove? Per ritrovare strutture mentali di questo genere bisognerà attendere la metà del XIX secolo, quando la politica ritroverà quella stessa forte carica ideologica e dialettica che fu propria del I sec. a.C. a Roma e, mutatis mutandis, dello scorcio del IV sec. a.C. in Grecia.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑