Frammento di crisi

Tre quarti d’ora di lettura per apprezzare il racconto Scusate tutti di Marco Missiroli (Parma, Guanda 2014). Una storia di oggi, un frammento della crisi occupazionale, finanziaria, economica, culturale e umana che sta travolgendo quel nord Italia che aveva realizzato soltanto pochi decenni fa uno dei miracoli più belli: ridare dignità a un popolo che la guerra aveva lasciato a terra. Si dice spesso che il dolore toglie la dignità alla persona. È vero. Ma anche il lavoro ha il suo ruolo. L’uomo senza lavoro non è uomo. L’uomo senza lavoro viene travolto dal dolore. Scusate tutti è la storia di Maurizio, operaio milanese che la crisi lascia a piedi. Viene licenziato dopo sedici di lavoro in fabbrica. Ha una cinquantina d’anni. Una famiglia. Una moglie che lo ama. Due figlie da mantenere all’università. Una mano monca frutto di un incidente e che finora non è mai stata un problema per guidare il muletto. Ma ora i tempi cambiano. E anche quella mano finisce per essere un ostacolo nel tentativo di rimettersi in marcia. Maurizio si vergogna di dire in casa la verità. Vive di notte nella finzione. Cerca lavoro. Comunista mangiapreti, rivolge una preghiera lassù. Tutto succede in pochi giorni, meglio, in poche notti, di un autunno come tanti. Un racconto fin troppo bello per essere vero, fin troppo vero per essere bello.

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