I nostri Anni Ruggenti dal punto di vista di un veneto in terra di Romagna

Sono gli strani casi della vita che portano a leggere Il grande Gatsby, originale rivisitazione critica degli Anni Ruggenti del primo dopoguerra americano, e poi un libro scritto da un amico e pubblicato da un’associazione culturale romana: Ricordi una giovinezza troppo breve di Lorenzo Pagiaro (Campi di Carta, Roma 2017). Lorenzo è una persona che, sapendoci fare bene con le mani, ha deciso di mettere alla prova anche l’uso delle parole. Ne è uscito un libro che, ammantandolo di ironia, ci riporta agli anni del boom economico, i nostri anni ruggenti, quelli del secondo dopoguerra. Schietto è il quadro in cui si muovono quelli che sono i personaggi della vita di Lorenzo, negli anni in cui avviene la sua crescita; decisamente schietta è la rappresentazione che riceve il tormentato rapporto con il padre, su cui non vorrei soffermarmi. Ma soprattutto schietta è la rappresentazione degli oggetti della vita di quegli anni, le radio, i primi ciclomotori, i primi componenti elettronici; questi gli oggetti, autentici simboli di un’era, in cui trascorre la vita del giovane Lorenzo, figlio, come tanti di noi nati in quegli anni, di una terra che stava cambiando forse troppo in fretta. Ho apprezzato anche le pagine dedicate al servizio militare. Ma su un altro aspetto, più particolare, vorrei soffermarmi. Nelle famiglie si parlava allora un dialetto che ancora sapeva di vita contadina, ma questa stessa vita contadina, con i suoi ritmi che erano rimasti inalterati per secoli, si spegneva, si eclissava, scompariva, perdeva identità, nel momento in cui i giovani di quelle famiglie capivano che il futuro non era più tra i campi, ma sarebbe stato nell’industria, nella manifattura, nel meccanico, nel tessile, o, come dalle mie parti, nel chimico. I giovani studiavano e, se non fosse stato per quell’interessante rapporto con il padre – che non a me ma ad altri spetterebbe analizzare – anche Lorenzo forse avrebbe avuto un destino diverso. La sua vita, dalla provincia padovana, lo ha portato a Ravenna. Allora il Veneto era ancora molto povero e in Romagna il polo chimico di Ravenna attraeva a 360°: dalle campagne venete, soprattutto padovane, rodigine e veneziane (ancora si vedono nel ravennate le costruzioni in stato di abbandono di quello che fu l’Ente Delta Padano), dalle montagne forlivesi e marchigiane e da tutto il litorale adriatico, giù giù fino alla punta del Salento. La famiglia di mia mamma venne a Ravenna da Firenze (mio nonno era ufficiale pilota di Aeronautica) proprio per assistere a quella repentina trasformazione da cittadina a metà strada tra la campagna e il mare – che ancora non era il Divertimentificio della signora Coriandoli – in porto industriale al servizio di uno dei poli chimici più grandi d’Europa. Da meno di 30.000 abitanti in pochi anni la popolazione conobbe un’esplosione fino ad arrivare a poco più dei 100.000 attuali. Tutto questo in pochi anni. Come si può pensare che un processo di questo genere non abbia delle conseguenze all’interno delle famiglie? La sociologia studierà con le statistiche i dati delle migrazioni di quegli anni. Ma cosa potrà rendere meglio di un libro come quello di Lorenzo il mutare dei sentimenti che il boom economico determinò nelle famiglie, nelle singole persone. Questi libri sono sempre utili esercizi di memoria. Colmano un vuoto che le scienze umane non potranno mai riempire: dietro ai processi sociali ed economici ci sono le anime delle persone. Come quella di Lorenzo. Grazie, Lorenzo.

 

 

© 2018. Stefano Tramonti

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: