Il bob del passo Costalunga

Era seduto sul divano e guardava un programma televisivo. Lei era stesa con la testa sulle gambe di lui e leggeva un libro. Lui le accarezzava i capelli. A lei piaceva tanto, sin da quando era bambina. E lui pensava sempre a quando era bambina in quei momenti. Chiuse gli occhi e quei capelli lo portarono ad una sera in montagna. Avevano affittato un appartamento in una località di quelle che si leggono nelle favole. Su un passo dolomitico, a 1750m di quota, il passo Costalunga. L’aveva trovato per caso conoscendo una signora che gestiva un bar in un rifugio su un altro passo. Era una mansarda in legno. Anche lì un divano. Anche lì un televisore. Anche lì un libro. E anche lì lei stesa a leggere su di lui. Ma erano sei gli anni che separavano quelle carezze sui capelli. Aveva undici anni lassù quella sera d’inverno, mentre sui prati bianchi si posava una neve a fiocchi radi; ne aveva diciassette in quel momento lì in casa sua. Ma quei fiocchi di neve che danzavano nel vento non furono mai dimenticati, come impossibile da dimenticare fu l’improvvisata pista di bob che nel pomeriggio si erano inventati, lui, lei e la sua amica, venuta in vacanza con loro, sul retro della casa, proprio dove partiva il sentiero che portava alla Roda di Vael, per cui passavano spesso appassionati di escursioni con le ciaspole. Un ragazzo e una ragazza, che passavano proprio con le ciaspole e lo zaino in spalla, erano rimasti colpiti dalla gioia della bambina e della sua amica, che andavano su e giù per quella pista, che da sole si erano disegnate, tracciate, costruite: insomma, inventate. Stettero a lungo fermi i due giovani escursionisti a guardare, felici loro stessi della felicità che le due bambine riuscivano a comunicare. Esperienze che hanno sempre il sapore, per chi le sa ascoltare, di un sano, autentico e spensierato modo di vivere l’infanzia. Era stato un piacere anche per lui vedere da una delle finestre della mansarda lei e la sua amica divertirsi con un oggetto così banale, su un prato coperto di neve, mentre altri spendevano centinaia di euro al giorno in skipass, magari per litigare sulle piste e nei rifugi affollati o tornare stanchi e annoiati la sera in albergo o in appartamento. No. Lì la noia non era padrona. Quella gioia, quelle risate si erano incise in modo indelebile. Le giornate passate nella neve sono i ricordi più belli; ma tra tutti quei ricordi, tanti davvero ormai, quelli che si arricchiscono del sorriso di lei bambina, assumono ora un significato speciale, sempre più speciale per lui. Se poi il sorriso diventa la risata di due bambine che si sono inventate un divertimento, come soltanto loro, i bambini, sanno fare, allora non solo resterà nella memoria, ma avrà il potere di rigenerare commozione ogni volta che risalirà dal passato. E in quel momento di commozione ne aveva fatta risalire tanta per davvero in quell’intenso dialogo con il tempo.

Accarezzava i capelli proprio come quella sera. Ricordava anche il mazzo delle carte sul tavolo, ma ricordava soprattutto il gioco danzante di quei fiocchi attraverso l’abbaino della mansarda, quei fiocchi che per tutto il giorno avevano accompagnato l’allegria delle bambine con quella stessa loro dolcissima danza. Si erano improvvisate quel gioco, come lui si era improvvisato la cena con i surgelati comprati al supermercato giù in paese: risorsa preziosa i surgelati in un appartamento turistico in affitto. Insieme diventa bello fare anche cose brutte, ebbe occasione di dire ad un amico un giorno: come allestire una cena di surgelati. Ma a una cotoletta con le patatine quali bambine di undici anni dicono di no? Ripassate con gli occhi chiusi queste scene non erano più ricordi: erano vivo presente. Non erano malinconia. Erano il segno di una gioia data a mani piene e ricambiata con un sorriso. A lui bastava.

Quel bob, che aveva dato la gioia in un prato in una pista improvvisata, si sarebbe rotto contro un albero in una vera pista per bob. È in garage con un pattino rotto adesso. Ma non sarà mai buttato via. Ciò che ha saputo regalare in modo così sincero e gratuito un sorriso a due bambine, tra cui la sua bambina, lui non lo butterà mai via. Ogni mattina, quando prende la bicicletta per recarsi al lavoro, il bob è lì, accanto alla rastrelliera, accanto alla sacca con gli sci, a quella con le ciaspole e a quella con i pattini da ghiaccio. E resterà lì, vivo e allegro di quelle indimenticabili risate.

Lei chiuse il libro. “Sta cominciando a nevicare.”

“Non è forse giusto che sia così?”

“Sì, credo di sì.” Un sorriso complice diede forza alla concordia delle anime. Riaprì il libro e riprese a leggere. Un bob, due bambine che ridevano allegre, fiocchi che danzavano leggeri nell’aria erano ciò che univa quel dialogo silenzioso che passava attraverso la mano di lui che accarezzava i capelli di lei, con la stessa dolcezza con cui quel bob accarezzava la neve di un prato di montagna, con la stessa dolcezza con cui i fiocchi di neve danzavano nell’anima di chi ascoltando ama.

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