Un’altra Firenze

Riuscire ad essere dissacranti e impietosi con la propria città e con chi la amministra non è dote di pochi, se lo si fa mantenendosi nei binari di un’ironia bonaria, anche un po’ acre talvolta, ma mai di cattivo gusto. Ebbene, leggere un romanzo di un autore fiorentino, che di professione è giornalista – e che quindi con le parole ha discreta consuetudine – il quale non manca di lanciare frecciate anche dirette alla sua città, al suo blasonato centro storico e persino ad alcuni centri nevralgici della sua importanza storico-artistica, santificati dalla gloria dei secoli e dai manuali di storia dell’arte, è una scoperta interessante per un impenitente lettore come sono io … e dal giudizio anche piuttosto severo.

Vorrei raccogliere alcuni punti.

Primo punto: Ponte Vecchio, famoso per le sue prestigiose gioiellerie. Di esso si dice che sia un peccato che dopo tanti secoli si sia mestamente ritrovato parte della “più grande bigiotteria del mondo”. Definizione fantastica per chi, come me, sa cosa significa avere avuto dimora nei pressi di un grande albergo e aver visto i turisti aggrediti da venditori di chincaglierie varie, oppure i mercatini del centro invasi da tali oggetti, spesso di dubbio gusto.

Secondo punto: ponte Santa Trìnita. Viene impietosamente ricordata la sua storia. Non solo vergognosamente crollato subito dopo la sua costruzione, per non aver retto il peso della folla al momento dell’inaugurazione, ma anche fatto saltare dai tedeschi in ritirata durante la guerra. Quando si trattò di ricostruirlo, utilizando le macerie finite nel fiume, comprese le statue delle Quattro Stagioni, che ne sono forse la nota dominante, la testa della Primavera non si trovò. Venne indetto un bando per la ricostruzione e fissato anche un premio per il ritrovamento del pezzo mancante; e fu uno di quei “renaioli”, spesso immortalati nei quadri dei Macchiaioli che li hanno particolarmente amati, che, nel raccogliere sabbia di fiume, trovò la testa mancante. Fatto sta che, forse per la fretta, forse per un errore, fu riattaccata allungando il collo. Come spesso pensavo anch’io, quando ci passavo accanto da ragazzo – e anche mio nonno puntualmente mi ricordava la singolare storia della testa – l’operazione di super-Attak al collo della povera Primavera mi rimandava più al mio libro di geografia e alla foto del collo delle donne Kayan birmane che ad un monumento del prestigioso Cinquecento fiorentino.

Terzo punto: sempre via Maggio. Onore all’amministrazione comunale, che ha reso così razionale la circolazione! l’unica amministrazione al mondo ad essere riuscita, in una strada talmente stretta che un tempo facevano fatica ad incrociarsi due birocciai del vicino San Frediano, a mettere pista ciclabile, parcheggio per le auto e corsia preferenziale per gli autobus, creando un traffico così meravigliosamente ordinato che manco a Bangkok …

Quarto punto: gli alti palazzi antichi del centro storico nella zona di Oltrarno, tutti altrettanto storicamente agghindati di impalcature, che fanno ormai parte del paesaggio urbano, e che per me sono ormai monumento esse stesse, essendo entrate nelle raccolte di foto dei computer e degli smartphone di turisti di tutto il pianeta. Malinconicamente abbandonati dal turista che raramente finisce da quelle parti, sembra che riescano a restare in piedi, solo fintanto che hanno la forza di reggersi l’un l’altro. Effettivamente, avendo frequentato anch’io nel percorso casa-scuola parte di quella parte di città, ho sempre avuto un sentimento tra la tenerezza e la malinconia per quei palazzi negletti da guide e siti turistici – talmente negletti che giustamente nemmeno Lonely Planet li cita … – oltretutto nel disinteresse di chi dovrebbe forse di loro occuparsi un po’ di più. Anche a me la malinconia di quell’abbraccio di impalcature ha sempre comunicato un grande sentimento di solidarietà … storica solidarietà.

La lettura del thriller di Gigi Paoli, Il rumore della pioggia, prosegue, chissà, forse portando altre perle, altre “chicche” di questo acre, caustico, impietoso e mordace, ma anche sagace sarcasmo, che quel 50% di sangue fiorentino che in me scorre non mancherà certo di apprezzare.

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