Inganno

La strada passa sotto le ruote, i chilometri scorrono sul computerino del manubrio. Il vento s’inserisce nel casco e cancella tutti i rumori, attira tutte le attenzioni su di sé, annulla per un attimo la percezione. Spengo la musica dell’Ipod e lo ascolto, continuando a pedalare sicuro di quella strada ormai da anni consueta.

Il vento mi riporta a te. Il vento ti scolpisce nel mio mondo di ombre come l’unica figura dai contorni perfetti e ben delineati. Il vento fa ondeggiare la tua chioma. Ti fa parlare dei tanti no che mi hanno deluso, ti fa ridire tutto quello che non mi hai mai detto, ti fa dare quelle spiegazioni che a lungo e invano ho atteso. Fischia, quanto fischia nel casco il vento! Urla la tua sicumera, dichiara al mondo la tua inarrivabile dolcezza. La tua immagine si staglia sempre più statuaria nel mondo di ombre che il vento, torturandomi, confonde e agita intorno a te. È una figura meravigliosa quella che vedo, è una figura che Zefiro o Borea o Clori o Aura, qualunque nome assumano, isolano da tutte. E la strada sempre passa sotto le ruote, i chilometri si sommano veloci e lui adesso mi spinge da dietro. Verso di te? Verso l’ennesimo diniego o verso il compimento di un agognato cammino di felicità? Mi lascio guidare da lui con la stessa docilità con cui tu ti lasci scolpire e scarmigliare. La tua chioma ondeggiante al soffio mi guida. Sono totalmente e piacevolmente in balia degli elementi. Il vento domina tutto. Fischia sempre più forte! Quanto fischia! E mi spinge. Mi fa correre. Lui sa dove. La velocità aumenta. Non sento più fatica. Fischia. Fischia ancora più forte. Quanto fischia! E si vola nel vento che mi porta a te! I filari dei peschi scorrono a destra e a sinistra, i campi di mais e di erba spagna passano come passano i giorni della vita, mentre lei procede sotto energica guida, i tralicci si susseguono, i canali e i fiumi si superano, le case sono poche e rade. Tra le ombre frenetiche e agitate che scorrono ai miei fianchi nel turbinio del vento, tu sei sempre più luminosa. Che grande artista è il vento!

La strada si allunga sotto le ruote, i chilometri scorrono sempre. Ma, come sempre, qualcosa decide che è il momento di mettere mano ai freni. Riparte la musica nell’Ipod. Le ombre scompaiono. Con loro tutto scompare. Resta la vita adusa, i peschi, il mais, l’erba spagna, i tanti tralicci, i ponti sui canali, le traverse e le scorciatoie. Ancora una volta resti un miraggio. La strada curva, la luce cambia, il paesaggio non è più quello, le case non sono più poche e rade e il vento ora mi respinge. Non disegna più bellezza per l’animo, non scolpisce più meraviglia per lo spirito, non fa più ondeggiare la tua chioma che mi spronava alla felicità; ora frena il cammino. Vuole essere ascoltato? Perché? Chi ha messo mano ai freni? Non volevo frenare. Perché la strada non corre più come prima sotto le ruote? Perché i chilometri si assommano ora stanchi e lenti sul computerino al manubrio? Perché? Perché ho frenato? Ma sono stato veramente io a frenare? Ti cerco invano. So che sei nel vento e che lui ti porta. Chi è che ha sbagliato? La strada ha deviato. Tutto è cambiato. L’asfalto passa lento sotto le ruote.

Sono sicuro di aver visto una conchiglia: era aperta nel vuoto.

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