Il Fato sa essere anche garbato. Solo oggi, venendoti a salutare, ho scoperto che lì accanto a te, in uno di quei tumuli di terra sabbiosa sotto i pini del cimitero, è arrivato un tuo amico, partito l’11 gennaio, poche ore dopo di te. Che bello vedervi insieme! E oltretutto tutti e due con la stessa risata schietta, che esplodevate sotto i portici del centro, quando vi incontravate. Conservo ancora la Minolta manuale che Giulio ti consigliò e che mi procurò, quando volesti farmi il regalo per la maturità. Correva l’anno 1982. Anche oggi sei riuscito ad insegnarmi qualcosa: che il Fato sa essere riconoscente, mettendoti accanto una brava persona, appassionata come pochi del suo lavoro; per noi che lavoriamo in centro era un piccolo pezzo di storia, se vogliamo, della nostra piccola città. Chi non conosceva Giulio! Si fanno eco tra di loro nel mio cuore le vostre battute in romagnolo, anche se quello di Giulio era un romagnolo decisamente più urbanizzato, meno memore di quelle radici terragne che tu fieramente avevi conservato. Garbato e riconoscente sa essere il Fato. E anche oggi riesci a farmi ritornare a casa sereno. Grazie.
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