Profumo di tiglio

C’è un punto della ciclabile che porta a Milano Marittima in cui si sfiora un boschetto di tigli. Non so quale intermittenza della memoria in giugno mi porti ad apprezzare in modo particolare questo profumo intenso e unico. Eppure qualcosa deve esserci nel passato. Mi prende la nostalgia e, lungi dal volermi opporre, mi lascio cullare in questo dolce sentimento. Dove si sentiva questo profumo? Sto scavando nell’archivio della mente alla ricerca dell’innesco di questo ricordo. Ma non trovo. Non trovo nulla. Finché, restando fermo e aspettando fiducioso l’incontro tra sensi e cuore, tra olfatto e memoria, tra paesaggio di oggi e luoghi del tempo, un barlume, una traccia fioca si accende piano piano e dal passato si fa strada. Eccomi bambino con mio nonno in giardino, un giardino attorniato da tigli imponenti e sovrastato da tante rondini nel cielo. Tutti e due con un libro in mano (ero già allora un divoratore di libri) nel lungo e lento avvicinarsi del crepuscolo di giugno. Con lo zinzullìo delle rondini gàrrule. E con il maestoso profumo dei tigli. Riaggancio lentamente lo scarpino al pedale e riparto così, ancora una volta con qualcosa di più in me, proprio come se mi sentissi dopato di memoria. E ritorno ancora una volta più ricco grazie ai tigli, al loro profumo e al loro ineffabile potere di oliare gli ingranaggi della mente.

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