Terrore. Dal verbo latino terreo, greco τρέω, “fuggo tremando”. Già in Omero è il verbo di chi, spaventato, fugge dal campo di battaglia, rifiutando il cimento.
Le parole. Una cosa che affascina ancora i ragazzi di oggi, come forse anche quelli di ieri, è il viaggio delle parole nel tempo attraverso testi e in contesti ineluttabilmente polimorfi, vari, anche antinomici talvolta. Quando spieghi loro un significato latino o greco, parli loro di una sinonimia o di un’antonimìa e ne tracci il percorso, inizia un viaggio che attraverso i secoli porta su su su … su fino alle lingue moderne e alla nostra; e i loro occhi ecco che si spalancano. Radici, semantemi, prefissi, suffissi aspettuali, categorie morfologiche, complessi ingranaggi fonetici, tutti aspetti che presi in sé appaiono aridi e freddi – e lo sono! – con i vitali collegamenti che si attuano nel testo e con quelli che portano ai contesti attuali si animano improvvisamente in quello spalancarsi degli occhi. Loro ti chiedono come fai a sapere tutto. E tu, che non sai tutto, non cadere in trappola! Fai come me: ho detto loro: “Se volete, potete accendere il telefonino e dal vostro App Store scaricate l’app chiamata “Greek-English Lexicon”. Alcuni lo hanno fatto e dopo nell’intervallo erano tutti là a cercare significati di parole. E tu allora capisci che le tasse versate dai loro genitori per pagare il tuo stipendio sono devolute a buon fine, tutto sommato. Eccome.
Ecco perché non smetterò mai di dire che, nonostante tutto, non cambierei il mio mestiere con nessun altro al mondo.
Lascia un commento