L’idea

L’idea per un racconto è qualcosa che ti arriva nella mente, nei modi e nei tempi più disparati, e poi, quando hai finito di comporre il primo abbozzo del testo, ti chiedi che attinenza avesse quella cosa, per la quale hai osato persino scomodare la religione e chiamarla ‘ispirazione’, con la sequenza di parole che alla fine ne è uscita. Il bello di tutto questo è che quell’idea, proprio per questo, finisce per essere sempre valida all’inizio, ma cambia forma, si snatura, talvolta fallisce proprio nel suo intendimento alla prova dei fatti. Che sia proprio perché ha a che fare con la spiritualità? A lungo me lo sono chiesto, perché qualcuno mi ha messo, come spesso succede, la pulce nell’orecchio. Ora non mi interessa più: la parola la esprime e le dà una forma, che può piacere o non piacere, e quindi vive di una sua provvisoria e sempre perfettibile relatività. Alla fine dei giochi, se non ci fosse sempre un margine di miglioramento, sarebbe come se un atleta si allenasse per avere sempre le stesse prestazioni. Il bello dell’idea è proprio la sua plasticità, meglio se un po’ mimetica, all’uopo. Lasciatemela. A me basta questa. Per il resto, fate voi.

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