Oggi ho ascoltato un altro fiume

Tutto scorre, ma non tutto scorre nello stesso modo. I fiumi sono grandi maestri e i grandi maestri sono sempre originali, mai scontati, non parlano, non interagiscono mai nello stesso modo. Ogni uscita lungo un fiume assume un suo particolare significato. Come può un fiume attrarre in questo modo? Non riesco a fare un’uscita in bici senza passare su un fiume, senza avvertirne la presenza vicina, senza accarezzarlo correndo sui rivali. Ho il computer pieno di foto delle mie tre bici da corsa o delle mie due mountain bike appoggiate a un ponte, a una chiusa, a un parapetto. Me lo chiedo da anni, da cosa dipende questo fascino. La risposta più semplice, che un amico mi ha proposto, è l’attrazione esercitata dall’acqua e dal femmineo. Ma non credo che sia solo questione di acqua. Il mare non mi attrae. I laghi sono belli, ma non esercitano questo potere su di me. Sarei capace di stare ore in ascolto di un fiume, se ne avessi il tempo. Ci sono alcuni luoghi fatati lungo i fiumi. I ricordi vanno a ore di lettura o a momenti di riposo passati accanto a un fiume, accanto all’Ansiei sulla strada tra Auronzo e Misurina, accanto al Montone alla chiusa di San Marco, sul parco fluviale sul Bidente di Santa Sofia, alla confluenza di Villapianta del Santerno nel Reno, alla foce del Lamone a Casalborsetti, sulle panchine sotto il ponte degli Alpini lungo il Brenta a Bassano, tra i faggi del torrente Samoggia ai piedi dell’eremo di Monte Paolo, ai tavolini del bici grill di Volta Mantovana sul Mincio, sul lungofiume che costeggia il Santerno a Borgo Tossignano, sui tornanti della Cavallera a Perarolo lungo il Piave. Sono solo alcuni dei tanti fiumi che ho amato e ascoltato. Ognuno di questi parla lingue diverse. Lingue che cambiano con il tempo, facendo della memoria uno scrigno di segreti che dispensa immagini con molta discrezione. Ognuno di questi regala lampi di luce nel buio della notte, in quei lunghi viaggi nel segreto del mondo interiore, in cui un fiume è sempre presente, con una carica di valori ogni volta diversa. Le parole non renderanno mai abbastanza questo mondo di acqua che scorre, che s’invortica, che s’incanala tra paratie da cui si dipanano gore tra i girasoli della campagna ravennate, come avviene alla chiusa dei Fiumi Uniti, o tra i campi di mais, come avviene a quella di San Marco, o tra quelli di grano, come avviene a quella di San Bartolomeo. Quando l’acqua s’incanala tra le paratie delle chiuse, allora non parla: urla. Oggi urlava alla chiusa di San Marco. Era un urlo che si è rivolto al mio spirito. Docile al richiamo, l’ho accolto. E la fiducia nello spirito del Tempo ha dato forza a questa gamba destra, ora un po’ più sofferente e pigra, che ne aveva necessità. Ecco perché mi ha parlato urlando questa volta. I fiumi sanno dialogare scorrendomi dentro. È solo un esempio di come da anni ascolto i fiumi e il loro lento fluire nei meandri della memoria, fino a che non si depositano nello scrigno che li conserva e, piano piano, notte dopo notte, li trasforma in allegorie ineffabili, emozioni che illuminano le tenebre, iniezioni di sogno in momenti di riflessione, di solitudine, di abbandono allo spirito del Tempo. Ogni fiume ha un storia? No. Non solo. Ogni fiume è una Storia.

(foto scattata da me durante un viaggio in solitaria in bici sulla ciclabile del Piave tra Castellavazzo e Ospitale di Cadore)

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