Cicale

Sono loro che risvegliano la memoria. In un sentiero di pineta. Uno scoiattolo attraversa la strada e scompare nel fitto sottobosco. Una lepre scavalca agile un fosso. E i fenicotteri rosa, che in numerosa colonia popolano gli stagni, definiscono i contorni della pineta. Ma lo scoiattolo, la lepre e i fenicotteri si vedono. Loro non si vedono. Eppure riempiono lo spazio. Il loro non è un suono qualsiasi, non è un rumore, non è un verso: il loro diventa per me il canto della memoria, che mi illumina, che mi riporta bambino, che mi fa ritrovare accanto a te. Con te che pedalavi e che mi portavi con la tua bici attraverso i vialetti della pineta verso la spiaggia. Non mi piaceva la spiaggia, ma quella pineta quanto l’ho amata, su e giù con la mia bici! Uno spazio accogliente di terra e sabbia, di rovi e pini tra l’umanità festante del paese e quella vociante della spiaggia. Tra di loro, in mezzo a loro, che non vedo, che possono essere ovunque. Immerso nel loro canto, incessante, ora più forte, ora meno, ma sempre tale da riempire lo spazio, oggi come ieri. Assordante nella memoria, adesso. Dolce perché mi ha riportato a te. E non riempie solo lo spazio. Adesso riempie il tempo, ne connette passato e presente. E lo riduce ad un nulla. Cantate, cicale, assordate tutto! Voi siete la spina che ora mi ricarica alla dolcezza che l’amore di un padre mi ha fatto conoscere, amare, rispettare, conservare, ricordare per sempre.

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