Due riflessioni sulla disabilità

Due riflessioni sulla disabilità, molto diverse, ma con qualcosa che le accomuna. Innanzitutto diverse per la struttura: un articolato romanzo la prima, un lungo racconto che ho letto in poco più di due ore la seconda. L’elemento comune è il fatto che la disabilità sia trattata come strumento per arrivare ad altro. Nel primo caso la Moyes ci porta a riflettere sulla bella e struggente storia di Louisa, che accetta di lavorare come assistente di un giovane rimasto tetraplegico, Will, e trasforma l’incarico in una vera e propria missione: quella di salvarlo dalla decisione di ricorrere al suicidio assistito; Louisa, la vera protagonista, è uno di quei personaggi che nella loro semplicità sociale e culturale esprimono una profondità psicologica che li rendono unici e indimenticabili per il lettore. Nel lungo racconto di Righetto abbiamo invece il tanto dolcissimo quanto fiabesco viaggio di Nicola e Carlo, un anziano e un uomo affetto da sindrome di Down, che porta a riflettere sul tema della solitudine, anche qui senza patetismi, senza filtri, senza iperboliche rappresentazioni di effetti speciali. Storie che possono appassionare, e possono piacere, proprio per il realismo della semplicità. Semplice e chiara sarà la decisione di Will, semplice e chiaro il sogno di Carlo. Due libri “semplici”, ma due libri che hanno questo potere che io ricerco sempre: un tema, grande o piccolo, su cui riflettere; dei personaggi, realistici o fiabeschi, che inducano a una riflessione.








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