“Vorrei aiutarti, ma non so come fare!”

Hai ragione. È così. Non si sa come fare, perché si sa che non c’è niente da fare. Tante vite finiscono infatti così: “Mah, era una persona riservata … parlava poco …” E pace finalmente all’anima sua, che nessuno mai saprà quanto ha patito. Quante volte si sente dire, si legge così. Siccome si sa che non ci si può fare niente, pur desiderando fare, inconsapevolmente si lasciano le persone sole. Qualcuno ce la fa, soffre in silenzio; altri invece fanno il botto. Il mondo del cosiddetto benessere è pieno di questi drammi della solitudine: anziani, persone separate, vedovi/e, persone impoverite … Un tempo erano i mali dell’alta società; ed erano la manna per stuoli di psicanalisti, psicologi, per lo più poco più che ciarlatani arraffasoldi, soprattutto nella profonda e popolosa provincia. Ciò che oggi spesso accomuna questi casi è invece proprio l’impossibilità di curarsi con le persone giuste, che ci sarebbero, ma non sono più alla portata di chi ne avrebbe veramente bisogno. Va così. Speriamo bene.

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