Elia

Ho tanti ex alunni che hanno fatto e stanno facendo parlare di sé, tanti che si sono affermati come professionisti, tanti che hanno preso strade di soddisfazione in vari settori. Ma di uno vorrei parlare, perché in questi giorni sta compiendo un’impresa straordinaria. Lo ricordo come un ragazzo timido e tremebondo davanti al testo da tradurre, come tanti: latino e greco hanno un potere che poche altre materie hanno; se a questo aggiungiamo anche un insegnante severo e un po’ burbero che mette soggezione, come dicono che sia io, allora le cose si possono complicare per davvero. Non fu il suo caso. Questo ragazzo era così, ma io scommisi in lui allora e in una di quelle riunioni di consiglio tra docenti a porte chiuse, perché si parla di valutazione, ricordo di aver detto di lui: “Questo ragazzo non va sottovalutato. Ha delle insicurezze sue, ma troverà il modo per superarle e sarà uno che potrà anche stupirci, se solo troverà in sé la volontà di farlo”. Ebbene, lo ha fatto. E con il botto anche. A lui ho insegnato latino e greco; ma quando aveva 15 anni, o forse 16, non ricordo bene, cioè quando era in quinta ginnasio, il secondo anno del liceo classico, credo corresse l’anno 2006, in primavera decisi di organizzare una gita scolastica naturalistica un po’ particolare nel Parco regionale dell’Alto Frignano, sotto il Lago Santo, sul versante modenese dell’Appennino tosco-emiliano. D’intesa con l’ente parco con sede a Modena prenotai un rifugio autogestito con cucina in località Tagliole di Pievepelago e ci portammo da casa sacco a pelo, vivande e bevande. I ragazzi si fecero da mangiare da soli, con l’aiuto mio, della guida e della collega Claudia Francesconi, camminarono per tre giorni con la guida, anche in parte nella neve, perché era l’inizio della primavera e il Lago Santo era ancora ghiacciato; fecero anche una breve escursione notturna, assistendo all’attività di “wolf hooling”, l’imitazione dell’ululato del lupo attuata con particolari apparecchiature, già per quel tempo avveniristische. La partitella di calcio sotto la pioggia con il mio assist dalla difesa a Federico Mingazzi e il rientro in rifugio inzuppati fino alle ossa resterà forse negli annali del liceo. Da quella gita i ragazzi tornarono contenti, alcuni veramente entusiasti, altri forse meno; ma fu da allora, da quei giorni in alto Frignano, che quel ragazzo scoprì la bellezza della montagna, del paesaggio a due passi da casa, di quella che allora si chiamava la geografia del vicino, il paesaggio dell’Appennino così bistrattato, turisticamente poco organizzato e decisamente meno praticato di altri territori di montagna di cui l’Italia è straordinariamente ricca. Da allora e grazie a quell’esperienza quel ragazzo diventò un appassionato sentierista, pubblicando su Facebook foto di montagna e delle sue escursioni. L’ho avuto al mio fianco in alcune uscite scolastiche in Appennino, come quelle sul pianoro di San Paolo in Alpe da Ridràcoli o a Monte Mauro nella Vena del Gesso. Ora quel ragazzo sta compiendo una vera impresa, è arrivato nelle nostre padane bassitudini, camminando a piedi dalla stazione Victoria di Londra, dove è partito in aprile sulle tracce dei pellegrini della Francigena; ha attraversato le campagne dell’Inghilterra e tutta la Francia; ha svalicato le Alpi al Gran San Bernardo (concedetemi il tecnicismo ciclistico) dopo giorni di camminata sulle montagne svizzere; è sceso nelle lande padane infuocate dall’anticiclone africano. Ha avuto delle compagnie per singoli tratti, ma per lunghe tappe è stato solo. Quel ragazzo dovrà arrivare in agosto a Gerusalemme. Di questo ragazzo ravennate di Savio io vado fiero, perché so di avere una parte – che lui dirà se grande o piccola – nel cammino mentale che lo ha portato a questa sorta di superamento di quella che lui chiama la sua conradiana “linea d’ombra”; tutti dobbiamo ammirarlo per quello che sta facendo. So che lui non ama queste forme di pubblicità ed è per questo che solo adesso ho deciso di scrivere queste righe. Ma non potevo non farlo. Ebbene, quel ragazzo ha anche un nome: si chiama Elia.

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